La scomparsa di Gino Montesanto

di RAFFAELE NIGRO
Di quel gruppo di narratori cristiani sorto negli anni Cinquanta e che aveva in Fabbri, Santucci, Pomilio e Montesanto i maggiori esponenti non è rimasto più nessuno. L’ultimo a lasciarci è stato Gino Montesanto, morto domenica in una clinica romana a 87 anni (i funerali avranno luogo oggi alle 11,30 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma). Ci lascia l’immagine e il ricordo di un uomo prima che di uno scrittore d’altri tempi, convinto che l’esemplarità sia necessaria in un mondo in sfacelo. Gino Montesanto si è sempre avvalso infatti della narrativa per partecipare a un progetto di ricostruzione sociale e per ripensare un modello di vita fondato su valori evangelici.
Cominciò, dietro la scuola e l’amicizia di Marino Moretti che aveva conosciuto e frequentato a Cesenatico, con Cielo chiuso , La cupola, Sta in noi la giustizia e ha proseguito nell’ampliamento del suo sistema con Le impronte, Così non sia , Il figlio, il più fortunato dei suoi romanzi, Re di sabbia. Storie ambientate per lo più tra Roma, patria di elezione e la Romagna, luogo di origine (pur essendo nato a Venezia nel 1922, trascorse la giovinezza a Cesenatico). Romanzi, i suoi, duri come pietre, costruiti sulla falsar iga de L’idiota e I demoni di Dostojevskij, uno scrittore che lui amava per la carica etica della scrittura, e al quale sottraeva il progetto narrativo di un edificio teatrale imperniato intorno a una personalità negativa che si fa esemplarità sulfurea.
Ci sono narratori che ogni anno sentono il bisogno di aggredire il pubblico dei lettori con nuovi titoli, con pretesti narrativi la cui sola finalità è il successo. Sempre più rari invece coloro che scrivono per una necessità profonda e che nella scrittura vedono ancora un bisogno etico, un mezzo per costruire quella scala di valori distrutta dal consumismo e da una modernità superficiale, senza cervello, senza regole e senza morale. Montesanto non è mai stato tenero con la Chiesa. Amava la carica etica della scrittura e nella sua opera inseguiva l’umanità dolente ove rintracciava le impronte di Cristo né col potere politico dominante, sempre critico, poco indulgente, ma sempre dall’interno. Lo disse a chiare lettere La Cupola , il suo romanzo d’esordio che fu accolto tra discussioni e stupori e che pose in discussione la connivenza tra Democrazia Cristiana e Vaticano.
La sua fede parte dalla chiesa dei Padri, dallo slancio del cuore verso l’altro avvertito come immagine di Cristo. Nel mondo Cristo ha lasciato delle Impronte in una umanità dolente, recita un suo romanzo e noi dobbiamo cercarle. Tra gli handicappati, tra i poveri, tra gli infelici. Un progetto perseguito fino agli ultimi anni. Ancora in Sottovento, l’ultimo suo romanzo uscito dopo dieci anni di silenzio narrativo, agiva un uomo della provincia romagnola, Guidobaldo Ercolani, che se sfugge al conformismo borghese attraverso impulsi emotivi e stranezze comportamentali, per altri aspetti ha scelte di vita abbastanza comuni agli uomini del nostro tempo. Un tempo privo di grandi finalità e di progetti.
La storia di Baldo diventava ancora una volta una esemplarità edificante in senso negativo, un ‘così non sia’ applicato questa volta alla società laica. Con la potenza narrativa che gli riconosciamo, Montesanto disegnava una vita grigia e sotto vento, nel senso di sotto tono e di piegata all’andazzo delle mode correnti, un’esistenza che non riusciva ad incendiare o a farsi incendiare da nessuna delle figure che gli orbitavano intorno. Così quasi per automatismo, sua moglie cadrà in depressione e chiuderà la propria vita col suicidio. E la figlia, disadattata e infelice, sostituirà all’amore che questo padre non sa darle, la droga. Ancora una volta si concretizzava il progetto etico dello scrittore, che non perse mai di vista i mali e i limiti di una società persa nella penombra della materialità e dell’apparire.
Copyright (C) Avvenire 7 luglio 2009
Posted on 17 luglio 2009, in letteratura and tagged Cielo chiuso, Così non sia, Gino Montesanto, guidobaldo ercolani, Il figlio, La cupola, le impronte, narrativa, Raffaele Nigro, Re di sabbia, scrittori cristiani, scrittura etica, Sottovento, Sta in noi la giustizia. Bookmark the permalink. Lascia un commento.















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