La scomparsa di Rienzo Colla

RIENZO COLLA, UNA «LOCUSTA» PER DON PRIMO
di MARCO RONCALLI
Complici forse il clima vacanziero che distrae e la riservatezza che ne ha sempre avvolto l’agire pur operoso, la notizia della morte di Rienzo Colla, 88 anni, sabato in un ospedale di Vicenza, non ha avuto ancora il giusto risalto. Ed è un peccato, perché si tratta dell’addio non solo di un patriarca delle lettere vissuto nella libertà, ma di una delle figure più singolari di laico cattolico o di cattolico laico attento alla profezia. Un uomo cresciuto fra i migliori intellettuali credenti o non credenti, oltre che un piccologrande editore, tanto schivo e umile quanto lungimirante e combattivo, il cui marchio si è identificato con la sua persona come raramente è successo (viene in mente, fatte salve le differenze, Charles Péguy con i ‘Cahiers de la quinzaine’).
Della sua piccola casa editrice è stato infatti il fondatore, il direttore, il redattore, il correttore di bozze, il magazziniere, lo spedizioniere… Lui ad inventarne il nome aprendo il vangelo e imbattendosi nei versetti in cui Marco parla della dieta di Giovanni il Battista: «Locuste e miele selvatico». Metafora di un cibo con cui ha nutrito generazioni di lettori affascinati da un catalogo che, forse come nessun altro, porta anche solo un titolo sbagliato. Ed è normale per il ricordo – ora che lui ha lasciato il suo appartamento pieno di libri in Contrà Mure Porta Castello, per entrare nella casa del Padre – attaccarsi a ciò che ha saputo dare, quei libri piccolo formato, dalla copertina bianca avvolta da carta velina, il titolo rosso… Appunto questo cibo originalissimo, quasi un unicum in tempi di fast food anche editoriale, sotto oltre trecentocinquanta titoli. Ma qui i numeri non contano, valgono invece gli autori e, soprattutto, la fedeltà a quel simbolo biblicozoologico diventato sigillo e garanzia di una produzione che spazia dalla spiritualità alla saggistica, alla poesia.
Un catalogo dove saettano i nomi di Turoldo, Bernanos, Wiechert, Mounier, Merton, Lazzati, Maritain, Balducci, Carretto, Rahner, Giovanni XXIII, Péguy, Bloy, Martin Luther King, Guardini, Milani, Mauriac, Croce, Julien Green, Böll, Illich, La Valle, Waugh, Cocteau, Barth, Bo, Rebora, Saba, Angelini, Papini, Simone Weil, Pasolini, De Luca … Tutti lì, mai casualmente, dopo il primo emblematico titolo «La parola che non passa» di Mazzolari. Proprio lui, il parroco di Bozzolo accanto al quale ora Rienzo continua a vivere – come ha scritto lunedì nel suo telegramma di lutto l’amico monsignor Loris Capovilla -, era stato all’origine di questa avventura editoriale durata tutta la vita. Rienzo aveva conosciuto don Primo nel ’39 quando nessuno voleva stamparlo e dargli il necessario imprimatur.
Lui ci riuscì, anche se l’autorizzazione ecclesiastica prima concessa dalla curia venne poi ritirata per le troppe esagerazioni e… l’attenzione ai lontani. Sarebbe stata solo la prima di una serie di tribolazioni. «Stiamo uniti per non perderci [...]. E preghi per chi passa da tribolazione in tribolazione per rendere testimonianza alla verità», scriveva in una delle prime lettere a Rienzo don Primo, oggi nel catalogo della Locusta con decine di titoli. Si tratta di una delle lettere pubblicate, ma i carteggi ancora inesplorati del piccolo-grande editore contengono certamente altre sorprese e l’archivio della Locusta potrebbe riservarne molte ancora di grande interesse: lo segnalava in un convegno recente Annibale Zambarbieri, sottolineandone – al momento – le difficoltà d’accesso per gli studiosi. Ma questa è un’altra storia.
Copyright (c) Avvenire 23 luglio 2009
Posted on 30 luglio 2009, in editoria and tagged editori cristiani, editoria, La Locusta, loris capovilla, marco roncalli, primo mazzolari, Rienzo Colla. Bookmark the permalink. Lascia un commento.















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