“La testa del Profeta” a San Miniato
Teatro, San Miniato rilegge il Battista di Elena Bono e «La testa del Profeta» finisce in mezzo al fascismo
Il testo del 1965 che affascinò anche Pasolini riattualizzato con successo dal regista Carmelo Rifici. Bella prova degli attori, tra cui spicca l’Erode di Massimo Foschi
di DOMENICO RIGOTTI
È sempre uno degli appuntamenti più vibranti dell’estate teatrale almeno per uno spettatore che si professa cristiano, quello con la Festa del Teatro di San Miniato. L’anno scorso l’incontro fu con un singolare e quasi ignoto copione di Sartre, un Sartre che vi accostava prudente al mistero di Dio, questa volta sulla scena si torna a credere in un autore italiano o, meglio, in una drammaturga, forse poco conosciuta ma di bella e pudica vena creativa: Elena Bono. Il testo messo in cantiere dal giovane Carmelo Rifici è La testa del Profeta.
Di scrittura solida ed elegante, è uno dei primi lavori dell’autrice genovese che pubblicato nel 1965 interessò anche Pier Paolo Pasolini per un film mai però realizzato. Già il titolo ne mette a punto il soggetto. Il grande episodio biblico che ha per protagonisti Erode Antipa, Erodiade, Salomè e naturalmente Giovanni il battezzatore. Episodio al quale la letteratura teatrale più volte già ebbe di accostarsi. Pensiamo a Wilde. Pensiamo a Hofmmansthal. Ancora al nostro Testori con la sua Erodiade. Lavori che lasciarono ai posteri grandi pagine di poesia. Ma di luce poetica emana anche il lavoro della Bono, anche se si presenta come un dramma dell’intrigo politico (e del bisogno di credere in un mondo nuovo).
Così Erodiade, che vediamo agitarsi tra ira violenta e parole cariche di sarcasmo, così Mamerco Scauro il legato romano, così il subdolo ministro Cusa, così Erode ci viene presentato mosso da un sentimento ambivalente di repulsione e attrazione verso il Battista, così gli atti che congiurano per la sua eliminazione, perché la voce del profeta diventi muta, compresa Salomè che esce dal solito clichè. Una Salomè giovanissima e succube della madre ma desiderosa di un suo posto al sole e che l’autrice immagina innamorata di Daniele il figlio del ministro, figura quella del giovane apparentemente secondaria ma di valore simbolico: essa a rappresentare lo smarrimento di tutti loro che avevano creduto nel Profeta. Non facile per certa insita letterarietà anche se la prosa è limpida ed elegante, Rifici riesce a valorizzare il testo costruendo uno spettacolo che mai manca di presa. Scegliendo, senza operare tradimenti (la trovata funziona) di spostare l’epoca storica trasferendo con intelligenza l’azione a un’epoca a noi più vicina. Quella del famoso ventennio fascista. Al disegno registico bene rispondono gli attori, e tutti. Emerge l’Erode malinconico e pensoso di un Massimo Foschi sempre ammirevole anche per qualità vocali.
Copyright (c) Avvenire 25 luglio 2009
Posted on 30 luglio 2009, in genio femminile, teatro and tagged carmelo rifici, domenico rigotti, elena bono, festa del teatro di san miniato, giovanni battista, la testa del profeta, massimo foschi, pasolini, san miniato, scrittori cristiani. Bookmark the permalink. 1 commento.















Elena Bono – Sito Ufficiale: http://www.elenabono.it