Peter Stein porta in teatro I demoni di Dostoevskij
teatro/ il regista Peter Stein
«In scena un Dostoevskij di 12 ore per spingere i giovani verso i valori»
Primo tour italiano de «I demoni» – «È un testo molto attuale perché parla di ideologie che si sostituiscono a Cristo. Col teatro cerco soprattutto di emozionare non di insegnare»
di ANDREA PEDRINELLI
Sarà che Peter Stein l’ha vista, la perdita dei valori. Lo racconta socchiudendo gli occhi: «Non ho sofferto fisicamente dello scempio nazista, ero bimbo. Però quando capii, mi rovinò la giovinezza. E il rapporto con mio padre, incapace di fare i conti con quegli anni». O sarà che il grande regista tedesco, classe 1937, ha avuto un «colpo di fortuna» che non glieli ha distrutti, i valori. Come d’un tratto esclama, ironico: «Io non ho potuto essere infettato dalla tv! È arrivata che avevo vent’anni…». Qualunque sia la causa, una cosa è certa: per Stein il teatro è «un’occasione di avvicinare la gente per provare insieme a capire la vita».
Un’occasione che è sempre più necessario sfruttare, a costo di lanciare sfide improbe. Come fare teatro de I demoni di Dostoevskij, romanzo immenso (per qualità e quantità) che dopo una prima messinscena in Umbria ora diviene spettacolo. Per un tour (info e biglietti sul sito http://www.idemoni.org) che inizierà a Milano il 22 maggio e si concluderà, dopo Vienna, Amsterdam, Napoli, Ravenna ed Atene, a New York in luglio.
Ne I demoni Stein racconta come siamo ridotti. In dodici ore di parola ( inizio alle 11, pause per pranzo e cena, fine attorno a mezzanotte), partendo dalle pagine universali di un libro del 1871, con un sogno. «Ridare ai giovani una spinta a non buttarsi via».
Stein, perché ha scelto proprio «I demoni»?
Perché parla di ideologie che si sostituiscono a Cristo: e dimostra che questo, storicamente, ha portato ai totalitarismi. Ma anche per l’innovativa figura di Stavrogin, che non riesce a sposare neppure nichilismo o terrorismo, né a suicidarsi. È vuoto dentro, senza gerarchie valoriali, e cerca esperienze che citino frammenti di vita. Ma non sono la vita. Sesso, droga, pedofilia, spiritualità malintesa… Ecco, ritengo che tutto ciò andasse messo in scena oggi.
Un romanzo a teatro che cosa perde e cosa guadagna?
Ovviamente è accorciato. Però mi sono imposto un obbligo: non dare limiti temporali alla messinscena. Volevo tenere personaggi essenziali, dialoghi e anche il tempo dei dialoghi. Un’emozione non si trasmette in cinque secondi. E ‘perdere tempo’ serve a capire. Il teatro in compenso sottolinea proprio la decisiva portata emotiva del romanzo, con gesto e mimica.
Ma quanto coraggio ci vuole, a dire certe cose a teatro, partendo da un libro, in dodici ore?
Mi piace questa domanda. E la risposta è: non ce ne vuole. È dovere dell’artista mostrare la vita. Non per deprimere, per spingere a viverla. Attraverso la coscienza del disastro della sua condizione l’uomo può sviluppare l’orgoglio di provarci, a vivere.
Cosa chiederà alla gente che accetterà la sua sfida?
Di emozionarsi. Non voglio insegnare nulla: non sono Brecht e il suo modello di teatro è fallito. So solo che senza emozioni il teatro non serve, non aiuta.
(c) Avvenire 20 aprile 2010 – All rights reserved
Pubblicato il 30 aprile 2010, in teatro con tag Dostoevskij, I demoni, Peter Stein. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 commento.


























Questo padre della psicologia mi ha fatto da sempre giunggere i suoi pensieri in vita mia; especialmente Il idiota. E tante altre, egli e stato sempre un parangone per me. Ottimo lavoro. Complementi.