Nel nostro Vero Luogo

Prove tecniche di “rivoluzione” globale

di MARCO GUZZI

In questi ultimi mesi la società umana ormai globalizzata sta attraversando una crisi radicale di tutto il suo assetto economico, traballano i sistemi finanziari e mentali di un mondo costruito sulla frenesia dell’accumulo, e traballa l’impero americano che incarna al meglio questo modello di sviluppo.

Fa quasi compassione vedere gli USA dover rassicurare i creditori cinesi, e ribadire di essere ancora debitori credibili. L’America non è più l’America del mondo?

E diventerà la Cina il nostro Eldorado, questo che è l’ultimo impero comunista rimasto, con tutto il suo armamentario di violenza, di pene capitali, e di violazione continua dei più elementari diritti umani?

Trema intanto anche la terra in Abruzzo e uccide in una notte quasi trecento persone. La natura ci mostra ancora una volta il suo volto spietato, del tutto impermeabile ai nostri poveri desideri umani, ai nostri sogni, alle nostre speranze. Quasi nessuno sa dirci una parola sensata. C’è chi ancora crede che sia Dio a mandarci queste prove, un Dio sadico e bestiale, che ha fame del sangue dei suoi figli e di suo Figlio per placare la propria ira funesta. E c’è chi crede di liberarsi del problema del male semplicemente negandolo, reprimendo dentro di sé la domanda che ci fa umani: perché tutto questo?

Da tempo sappiamo che le cose su questa terra stanno andando verso una resa dei conti, e tendono ad estremizzarsi perciò, in quanto è l’intera tendenza dominante della cultura umana che si sta per rovesciare. Nel suo ultimo libro (Portando Clausewitz all’estremo, Adelphi 2008) l’antropologo René Girard scrive: “Oggi la violenza è scatenata a livello planetario, provocando ciò che i testi apocalittici annunciavano: la confusione fra i disastri causati dalla natura e i disastri causati dagli uomini, la confusione tra il naturale e l’artificiale.”

Oggi è più che mai evidente che né la natura né la storia sono luoghi umana-mente abitabili. Dobbiamo imparare ad abitare in un altro luogo, nel nostro Vero Luogo, come direbbe il poeta Yves Bonnefoy, per risanare da lì, da quel luogo libero, la terra e il mondo, la natura e la storia.

Risuonano in me in questi giorni con forza inaudita, come un annuncio di liberazione e come un grido di vittoria, le parole del Cristo: “Il mio regno non è di questo mondo”.

Neppure il mio regno è di questo mondo, neppure la mia più autentica realtà appartiene a questa struttura visibile di mondo. Io sono altrove. E di questa capacità umana di spostamento mentale e spirituale in un Altrove Presente dovremmo occuparci, perché soltanto questa rivoluzione interiore potrà liberarci dagli effetti devastanti della tendenza irrefrenabile alla distruzione che ormai domina in questo mondo.

E dovremmo confrontarci in modo del tutto nuovo, laico, scientifico, e moderno, con quelle tradizioni millenarie che custodiscono la conoscenza dei rapporti tra il Qui e l’Altrove, e cioè l’esperienza degli stati spirituali dell’essere umano.

Il problema all’ordine del giorno mi sembra essere questo: come possiamo risanare il Qui terrestre centrandoci nell’Altrove Presente? O, detto in termini cristologici, come procede il Regno lungo i secoli finali della storia?

Questo d’altronde è stato il tema che ha dominato l’intera epoca moderna, fino alle sue estreme controfigurazioni nel XX secolo. Ora, in questi ultimi trenta anni, sembra rimosso, ma è solo per un breve momento accantonato da menti ancora troppo deboli per affrontarlo al livello in cui ormai siamo chiamati a comprenderlo. Dobbiamo adesso riprendere il tema e sottoporlo ad appropriate variazioni.

Dobbiamo, come occidentali cristiani, più o meno credenti poco importa, comprendere che per farci portatori delle ragioni del Regno, e cioè di una pace, di una giustizia, di una libertà, e di una uguaglianza, che letteralmente non sono di questo mondo (che cioè non appartengono né al mondo della natura né a quello della storia finora conosciuta), siamo chiamati a spegnere in ogni istante la nostra mente ordinaria, e cioè in un certo senso a morire al nostro io mortale e cieco, egoista, infantile, e pronto alla reazione di attacco-difesa, e che in realtà è a fondamento di tutta l’ingiustizia e la violenza che vorremmo combattere.

Detto in altri termini: la rivoluzione di questo mondo è simultanea-mente un evento spirituale e un fatto storico. Questo è stato troppe volte dimenticato ad Occidente, producendo da una parte rivoluzioni storiche terribilmente violente e distruttive, e cioè senza carità perché senza conversione mentale, e dall’altra spiritualità della disincarnazione, della fuga dal mondo, e alla fine della sua piena legittimazione, e quindi senza giustizia perché senza conversione materiale.

Ora siamo chiamati a comprendere meglio il nesso indissolubile che lega ogni trans-formazione storica ai processi di trans-figurazione interiore, anche grazie all’incontro provvidenziale con le grandi tradizioni orientali. Qualcosa di enorme sta avvenendo nel profondo delle nostre anime. Stiamo preparando le basi di una umanità radicalmente rigenerata.

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Posted on 22 giugno 2010, in società e cultura and tagged , , , . Bookmark the permalink. 1 commento.

  1. Salvatore Gaglio

    Le crisi, nei secoli e nei millenni, ci sono sempre state, e il “pensiero apocalittico” le ha sempre ritenute “fasi finali o quasi” di questa nostra vita transeunte. Io invece ritengo che non vadano additate come “prove provate della fine imminente”, ma vadano affrontate con impegno concreto volto a risolverle, rimuovendone innanzitutto le cause. Ciò posto, desidero spendere due parole sul rapporto uomo-natura. A mio avviso, il modo migliore di rapportarsi alla natura, è quello di sentirsene figli, o addirittura “parte”. Che importa se un giorno non saremo? Io so che è bello “essere vivi”, ed è bello godersi la felicità di esistere. Chi crede in Dio creatore, non può non essere in sintonia col creato.

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