Il principe-letterato Giuseppe Tomasi di Lampedusa
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Era il 1958 quando Giorgio Bassani pubblicava nella collana da lui diretta per la casa editrice Feltrinelli Il Gattopardo, un romanzo che Elio Vittorini aveva rifiutato per Einaudi. L’autore era un perfetto sconosciuto, un nobile siciliano di nome Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da sempre distante dall’ambiente letterario. Straordinario il successo, asprissime le polemiche: insomma, un vero e proprio “caso” letterario.
Tomasi era nato a Palermo il 23 dicembre 1896, da una famiglia aristocratica, quella dei principi di Lampedusa, duchi di Palma e Montechiaro. Nel 1915 si era iscritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, ma nel novembre dello stesso anno era stato chiamato alle armi: partecipò così alla Prima Guerra Mondiale, dove venne anche fatto prigioniero. Congedato dall’esercito con il grado di tenente, fece ritorno a Palermo nel 1920. Nel corso del decennio seguente, fece numerosi viaggi in Italia ed all’estero, da solo o più spesso in compagnia della madre; durante uno di essi, nel 1925, conobbe a Londra, all’ambasciata d’Italia, la principessa Licy Wolff Stomersee, studiosa di psicanalisi, che sposerà sette anni più tardi in una chiesa ortodossa, a Riga.
Dopo aver dato il proprio contributo anche al secondo conflitto mondiale e venduto la casa avita devastata dai bombardamenti, Tomasi e consorte si trasferirono in via Butera, a Palermo. Negli anni ’50, il principe si legò d’amicizia coi frequentatori della casa del barone Sgadari di Lo Monaco: Francesco Agnello, Francesco Orlando, Antonio Pasqualino e soprattutto Gioacchino Lanza Tomasi. Alla fine del ’54, cominciò a scrivere Il Gattopardo; nel giugno dell’anno successivo, interruppe la stesura del romanzo per dedicarsi a quella dei “Ricordi d’infanzia”, riprendendola infine a novembre. Lavorò poi ad altri testi (“La gioia e la legge”, “La sirena”, il primo capitolo del nuovo romanzo “I gattini ciechi”): ma nell’aprile del 1957 gli viene diagnosticato un cancro al polmone destro, che ne causò la morte il 23 luglio dello stesso anno (la salma verrà inumata, il 28 del mese, nella tomba di famiglia al cimitero dei Cappuccini).
Rifiutato dalla Mondadori, “Il Gattopardo” trovò la via della pubblicazione, postuma, presso Feltrinelli, nel 1958, grazie all’attivo interessamento di Giorgio Bassani. Accolto da un enorme successo, il libro vince il Premio Strega nel ’59.
Eugenio Montale usava definire Tomasi di Lampedusa come uno di quegli «scrittori di un unico libro» di cui è piena la nostra letteratura tra i memorialisti-narratori, specialmente dell’Ottocento. Il Gattopardo, in effetti, è l’opera cui è legata la vastissima fama dell’autore siciliano e rappresenta, inoltre, una sorta di lascito ereditario, essendo giunto alle stampe quando l’autore era già morto da un anno.
Geno Pampaloni: «Ancora una volta il destino era stato fedele all’uomo, che era schivo del clamore, del successo, della retorica: e glieli aveva risparmiati».
Il Gattopardo fu anche oggetto dell’impegno di Luchino Visconti, che nel 1963 lo tradusse in film, facendo interpretare a un magnifico Burt Lancaster la parte del principe Fabrizio Salina (nel cast c’erano altri due splendidi interpreti come Alain Delon e Claudia Cardinale).
IL PARCO TOMASI
Caffé Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Vicolo della Neve all’Alloro, 2/5 – 90133 Palermo – tel. +39 091 6160796 – fax +39 091 6100690 – Web: www.parcotomasi.it – E-mail: palermo@parcotomasi.it
Posted on 18 luglio 2010, in anniversari, letteratura and tagged Elio VIttorini, Eugenio Montale, Geno Pampaloni, Giorgio Bssani, giuseppe tomasi di lampedusa, il gattopardo, Luchino Visconti. Bookmark the permalink. Lascia un commento.
















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