La bambina di vetro
Lo stile del legal thriller è insolito per il tema trattato, ma consente di affrontarlo senza accenti scontati o facile retorica: esistono ‘nascite sbagliate’? E’ possibile per un padre ed una madre pensare che un bambino ben preciso, il loro bambino, sia un errore, e che non sarebbe mai dovuto nascere? Ed è lecito dirlo in pubblico? Chi può stabilire se una nascita è ‘giusta’, o non lo è? E’ intorno a queste domande che si snoda la vicenda di Willow, La bambina di vetro scritta da Jodi Picoult (Corbaccio), autrice anche del fortunato La custode di mia sorella (suo precedente romanzo reso famoso dal film con Cameron Diaz). Willow è una bambina OI, cioè nata con la Osteogenesi Imperfetta, una malattia rara che le procura continue fratture alle ossa, anche a seguito dei movimenti più innocui, come uno starnuto. Charlotte, sua madre, ha bisogno di più soldi per assisterla al meglio, e si convince che per averne potrebbe fare causa (vincendola) al ginecologo che si è accorto della malattia quando ormai era troppo tardi per abortire… [continua]
Posted on 7 settembre 2010, in Flannery, genio femminile, narrativa and tagged Jodi Picoult, La bambina di vetro. Bookmark the permalink. Lascia un commento.















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