La nostra civiltà, fondata sul libro dell’assenza
I grandi libri non si possono scegliere perché sono già presenti nella coscienza degli uomini, anche se essi lo ignorano. Pensiamo all’Odissea di Omero, in mancanza della quale molte nostre idee sarebbero diverse. Questo poema sull’assenza e sull’errore, sul potere e sulla vendetta, sulla partenza e sul ritorno, sulla sfrenata ebbrezza e sul focolare domestico, sulla paternità e sulla monogamia, sulla libertà e sul vincolo al quale gli dei sottopongono i mortali, è la base stessa della cultura occidentale. Chi volesse tornare a sfogliarlo in veste nuova potrebbe ricorrere all’ultima traduzione disponibile, a cura di Guido Paduano, impreziosita dalle illustrazioni di Luigi Mainolfi, uscita nei Millenni di Einaudi nove mesi fa (pagine 810, euro 85,00). Un’impresa di eccezionale valore letterario che, se il nostro Paese non fosse impelagato in assai più risibili incombenze, avrebbe avuto – nelle scuole e nelle accademie, oltre che nella cosiddetta società culturale – un rilievo assai maggiore di quello ricevuto.
(c) Avvenire 7 dicembre 2010
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