Ruah
di MARIA TERESA SANTALUCIA SCIBONA
Le stelle, occhi della notte
scrutano dall’ oblò del cielo
la trepida luna infedele.
Così sola è la stanza delle lacrime,
colma delle mie debolezze.
.
Queste inutili mani
sono tralci secchi e nodosi
che non sanno pregare.
Tolti i calzari, come Mosè
mi accosto con tremore
all ‘ardente roveto del Tuo amore
che brucia e non consuma.
.
Nella tenda dell’anima
lacerata da false certezze,
e dal vento insinuante del dubbio,
attendo la Tua visita Signore,
“et a peccato meo munda me.”
Rendimi il senso profondo dello Spirito
e la gioia di essere salvata.
.
Siena, 5 dicembre 1991
.
(c) Maria Teresa Santalucia Scibona – all rights reserved
Dal volume: ” Le Temps Suspendu et la Vie assise” (2002), Prospettiva Editrice, a cura di Giorgio Luti, postfazione di Walter Nesti.
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Posted on 21 giugno 2011, in In Purissimo Azzurro, letteratura, poesie and tagged maria teresa santalucia scibona, notte, Ruah. Bookmark the permalink. 5 commenti.
















Cara Maria, grazie per aver segnalato il mio testo, possa il vento leggero dello Spirito alimentare la nostra vita, ovunque il Signore voglia farci strumento del Suo misterioso progetto.
Il mio sentito ringraziamento al bravo fotografo Bruno Brunelli per il suo magico scatto che ha reso preziosa
la composizione.
Sono felice che la foto ti sia piaciuta e non per ricambiare ma a me piace veramente il tuo testo. Condivido profondamente questo senso di se davanti al Mistero. Bruno
Gentilissimo, sino ad oggi noti amici pittori hanno illustrato molte mie opere. Persnalmente amo le belle fotografie artistiche. Grazie ancora per aver dipinto con la luce gli insondabili sentimenti della trascendenza.
M. Teresa
Non sono stata mai capace di comporre versi. Mi affanno a scrivere parole su parole, pagine dietro pagine … poi arriva la poesia (degli altri) e con il suo incanto, la melodiosa composta armonia dei suoi brevi versi, condensa in poche righe il senso più autentico di pensieri profondi, che neanche con un fiume di comuni frasi riuscirei mai ad esprimere.
Amo la poesia, perché rimane per me un mistero insondabile, grazie per questo prezioso dono che ho gustato con grande piacere, Elvira.
Gentile Signora Elvira, mi scuso se solo ora Le esprimo il mio sentito grazie.
Ignoravo che ci fosse un nuovo commento così cortese e delizioso.
Mi preme dirLe che anche il Suo accurato lessico narrativo ha un proprio stile che incanta, poiché disvela, come una vivace tela pittorica, persone, luoghi, colori e profumi di una terra
da me molto amata, e attraverso le Sue suggestive descrizioni mi appare nitida e solare come
la ricordavo. Un grato saluto. M. Teresa